Il compleanno dei fumosi
Bossi va da Tremonti, ma il regalo lo vogliono i comuni
Dopo le veementi polemiche sui tagli agli enti locali previsti dalla manovra – un miliardo e seicento milioni di euro solo per il 2012 per i comuni – Umberto Bossi ha deciso di cancellare il (tradizionale) comizio che si doveva tenere ieri sera a Calalzo di Cadore, dove il Senatùr è arrivato con Roberto Calderoli. Leggi Ascoltare i dissenzienti senza demonizzarli. Forse il Pdl ha capito la lezione
18 AGO 20

Dopo le veementi polemiche sui tagli agli enti locali previsti dalla manovra – un miliardo e seicento milioni di euro solo per il 2012 per i comuni – Umberto Bossi ha deciso di cancellare il (tradizionale) comizio che si doveva tenere ieri sera a Calalzo di Cadore, dove il Senatùr è arrivato con Roberto Calderoli per festeggiare il compleanno di Giulio Tremonti. Un fatto inedito per la Lega, che si ritrova davanti al suo leader per la prima volta intimorito dall’eventualità di essere contestato dai suoi (a capo della protesta il presidente della provincia di Belluno, Gian Paolo Bottacin).
Tutti i sindaci leghisti sono furiosi, nessuno escluso, anche se a metterci la faccia sono i soliti noti (Attilio Fontana e Flavio Tosi), perché non capiscono i discorsi fumosi del Capo che da giorni ribadisce che bisogna innanzitutto salvare le pensioni e i lavoratori. “Come se non sapesse che i trasferimenti statali ai comuni servono anche per offrire sostegno e servizi ai pensionati più bisognosi”, spiega al Foglio un sindaco lombardo che, davanti al caos che regna ai piani alti (e bassi) del partito, preferisce rimanere anonimo. Tutti sperano che Bossi e Calderoli convinceranno il vecchio amico festeggiato a rivedere i tagli ai comuni, anche se probabilmente accadrà il contrario, che Tremonti convincerà Bossi. Gli amministratori degli enti locali non capiscono come possa aver dimenticato che i sindaci padani sono sempre stati la roccaforte del consenso leghista che lui stesso ha creato, prima di ammalarsi, e infatti qualche esperto di sondaggi interni al movimento leghista azzarda: “Se andiamo a votare ora, la Lega scende al 6 per cento”. Nel frattempo Maroni, che non parteciperà ai festeggiamenti del sessantaquattresimo compleanno di Tremonti, al quale Bossi regalerà due libri di Gianfranco Miglio, ha rotto il silenzio solo a Ferragosto, per chiedere che i tagli ai comuni vengano azzerati. Sia perché i sindaci rappresentano i suoi interlocutori politici sul territorio, sia perché sa benissimo che penalizzare gli enti locali, al nord, significherà pagare un prezzo elettorale molto alto. Chissà se questa sera Bossi, Calderoli e Tremonti ne parleranno, o se la cena servirà solo a riannodare il rapporto fra il Capo e il ministro dell’Economia, attraverso il suo storico sodale Calderoli.
Nel frattempo i sindaci del nord hanno deciso di riunirsi a Milano il 29 agosto per analizzare l’emergenza e capire se gli emendamenti che i parlamentari leghisti presenteranno possano trasformare la “tranvata” in una più morbida randellata sui loro bilanci, già ingabbiati dal Patto di stabilità. Inoltre va ricordato che nel 2011 i comuni hanno già dovuto rinunciare complessivamente a un miliardo di euro. “Non c’è più nulla da tagliare, tranne i servizi ai cittadini”, dicono e ribadiscono tutti i sindaci, e non solo quelli leghisti. Certo andrà un po’ meglio a quei comuni che possono trarre profitto dal federalismo municipale, alzare l’addizionale Irpef, usufruire della tassa di soggiorno per i turisti o della tassa di scopo per le opere pubbliche, ma sono dettagli. I conti complessivi li ha fatti il politologo e studioso del federalismo Stefano Galli, che al Foglio dice: “Il 70 per cento del pil è prodotto da tre regioni e mezza: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, che allo stato versano ogni anno 60 miliardi. E’ ovvio che i costi della manovra verranno pagati soprattutto dal nord, che non accetterà di essere ulteriormente penalizzato”. Bossi dà l’impressione di continuare a sbandare e a zigzagare. Forse anche perché preoccupato di tenere unito il partito. Secondo i maroniani invece la spiegazione è più semplice: il cosiddetto “cerchio magico” ha di nuovo creato un cordone sanitario intorno al Capo, che appare sempre più esitante e contraddittorio nelle sue esternazioni. Anche se la sua posizione è delicata: Bossi sa bene che la base è insofferente, ma sa anche che questa è l’ultima chance per la Lega che in tanti anni al governo non ha ancora realizzato la riforma federale.
Nel frattempo i sindaci del nord hanno deciso di riunirsi a Milano il 29 agosto per analizzare l’emergenza e capire se gli emendamenti che i parlamentari leghisti presenteranno possano trasformare la “tranvata” in una più morbida randellata sui loro bilanci, già ingabbiati dal Patto di stabilità. Inoltre va ricordato che nel 2011 i comuni hanno già dovuto rinunciare complessivamente a un miliardo di euro. “Non c’è più nulla da tagliare, tranne i servizi ai cittadini”, dicono e ribadiscono tutti i sindaci, e non solo quelli leghisti. Certo andrà un po’ meglio a quei comuni che possono trarre profitto dal federalismo municipale, alzare l’addizionale Irpef, usufruire della tassa di soggiorno per i turisti o della tassa di scopo per le opere pubbliche, ma sono dettagli. I conti complessivi li ha fatti il politologo e studioso del federalismo Stefano Galli, che al Foglio dice: “Il 70 per cento del pil è prodotto da tre regioni e mezza: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, che allo stato versano ogni anno 60 miliardi. E’ ovvio che i costi della manovra verranno pagati soprattutto dal nord, che non accetterà di essere ulteriormente penalizzato”. Bossi dà l’impressione di continuare a sbandare e a zigzagare. Forse anche perché preoccupato di tenere unito il partito. Secondo i maroniani invece la spiegazione è più semplice: il cosiddetto “cerchio magico” ha di nuovo creato un cordone sanitario intorno al Capo, che appare sempre più esitante e contraddittorio nelle sue esternazioni. Anche se la sua posizione è delicata: Bossi sa bene che la base è insofferente, ma sa anche che questa è l’ultima chance per la Lega che in tanti anni al governo non ha ancora realizzato la riforma federale.
Indipendentemente dalle lotte intestine, è chiaro però a tutti i leghisti che abbandonare i sindaci al rigore di Tremonti significa una cosa sola: un’ulteriore erosione del proprio consenso. Ecco perché attendono con ansia gli emendamenti in commissione Bilancio al Senato dopo il 22 agosto. Quali? Per ora è impossibile saperlo. Ma il senatore leghista Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio promette: “Dovremo sicuramente intervenire”.